MOSAIC - Gestione delle foreste di protezione esposte ad eventi combinati causati dal cambiamento climatico - Cooperazione Territoriale
MOSAIC - Gestione delle foreste di protezione esposte ad eventi combinati causati dal cambiamento climatico
Il progetto MOSAIC, realizzato nell’ambito del Programma Interreg Alpine Space 2021-2027, ha visto la collaborazione di dodici partner delle regioni dell’arco alpino e delle aree limitrofe, coinvolgendo istituti di ricerca, di protezione e gestione dell’ambiente, pubbliche amministrazioni ed istituti universitari di Italia, Austria, Francia, Germania, Slovenia e Svizzera. Il progetto, avviato a novembre 2022 e conclusosi nell’aprile del 2026, ha potuto beneficiare di un contributo del fondo FESR per 1.758.624 euro.
Per il Veneto hanno partecipato la Regione, con la Direzione Protezione Civile, che ha focalizzato il suo intervento in particolare sulla prevenzione del rischio incendi, e il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) dell’Università degli studi di Padova, più orientata agli interventi di studio sui territori. https://www.facebook.com/ProtezioneCivileRegioneDelVeneto
Le foreste offrono servizi ecosistemici che contribuiscono al benessere umano e svolgono un ruolo di protezione delle persone e delle infrastrutture dai rischi naturali, adempiendo a molteplici funzioni, come la mitigazione dei danni causati da frane, valanghe, caduta massi, inondazioni, tempeste di vento, etc., diventati più frequenti a seguito dell’evoluzione del clima. Esse stesse sono, tuttavia, esposte alle conseguenze di tali cambiamenti e richiedono interventi di gestione volti ad aumentarne la resilienza.
Il progetto nasce per studiare gli effetti composti del cambiamento climatico sulle aree boscate e sperimentare nuove forme per la gestione selvicolturale che mirino a creare foreste sane in grado di sopravvivere e adattarsi a tali mutamenti.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati, le attività del progetto sono state suddivise in tre pacchetti di lavoro:
1- Raccolta dati e proiezione degli effetti del cambiamento climatico sulle foreste alpine;
2- Creazione di una piattaforma di modellazione dei rischi naturali per l'analisi degli effetti composti del cambiamento climatico sulle foreste di protezione in area alpina;
3- Laboratori forestali per la sensibilizzazione sul tema della resilienza delle foreste di protezione in grado di far fronte al cambiamento climatico.
Tra le diverse azioni pilota svolte nell’ambito del progetto, i martelloscopi hanno permesso di studiare sul campo i fenomeni naturali che impattano sullo sviluppo delle foreste. Si tratta di aree della dimensione di un ettaro nelle quali effettuare simulazioni di ripopolamento forestale, per poter testare, in territori limitati, gli interventi selvicolturali necessari prima di metterli in pratica su larga scala. https://alpineresilience.org/stories/slovenia-marteloscope-smarna-gora)
Tra le attività più importanti sono da segnalare i forest living labs (laboratori di sperimentazione pratica forestale). Si tratta di aree forestali studiate per le loro peculiarità di risposta e resilienza ai fenomeni naturali estremi, i cui risultati configurano delle buone pratiche da introdurre nei territori dell’area alpina.
In foresta
Attraverso attività di sperimentazione nelle foreste, i professionisti del settore e gli studiosi hanno potuto costatare che non sempre la tradizionale gestione forestale risulta corretta dal punto di vista della loro salute e dell’efficacia in termini di servizi ecosistemici. Un caso emblematico è stato il riconoscimento dell’importanza delle necromasse forestali prodotte a seguito di fenomeni calamitosi quali incendi, frane o tempeste di vento.
Nella gestione classica, l’intervento tipico è quello di rimuovere i tronchi danneggiati, quelli già eradicati e le ceppaie, per eseguire una pulizia del terreno (taglio di recupero). Per individuare l’approccio più corretto, sono state eseguite 3.000 simulazioni di attività di caduta massi in aree colpite da tempeste di vento, prendendo in considerazione una specifica zona in cui una foresta protettiva è stata distrutta dalla tempesta Vaia, nel 2018. Una delle aree di studio è stata quella del Monte Pore, nel comune di Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno. È stato utilizzato un modello di simulazione (Rockyfor3D) per valutare specificamente tale variazione nella protezione dal rischio. Nella pratica selvicolturale, si è potuto osservare come i tronchi e le piante morte, lasciate sul terreno, siano un importante elemento di protezione per arginare e limitare le conseguenze di fenomeni quali il distacco di massi, frane e valanghe di neve.
Un altro caso di studio è stato quello che ha preso in esame la gestione forestale negli ecosistemi montani dopo l’infestazione di bostrico dell’abete rosso (Ips typographus) nelle Alpi italiane e svizzere e nelle foreste della Repubblica Ceca, dove questa conifera è prevalente.
In queste aree il coleottero, che in genere prolifera prevalentemente nelle piante morte o malate, ha beneficiato della presenza di un gran numero di alberi schiantati dalla tempesta Vaia e delle mutate condizioni climatiche (inverni miti, scarsa piovosità) che hanno indebolito le piante e attenuato le loro difese (resina) riducendo, al tempo stesso, la naturale selezione invernale delle larve. Scavando sotto la corteccia e impedendo il passaggio della linfa l’insetto ha determinato la morte delle piante attaccate, amplificando significativamente i danni di Vaia. Anche la scelta di privilegiare la piantumazione con una sola essenza -l’abete rosso - ha amplificato l’epidemia del parassita. La ricerca ha quindi indagato possibili approcci di mitigazione del problema.
Questo studio ha dimostrato come fenomeni complessi non possano essere affrontati con risposte puntuali, ma che occorra ripensare la progettazione delle foreste di protezione affinchè
possano affrontare in modo naturale i problemi che le affliggono, ad esempio aumentandone la biodiversità, riducendo al minimo l’intervento umano. La ricerca è stata supportata dai risultati del progetto BARKSHIELD "Ottimizzazione della gestione dei disturbi post-infestazione da coleotteri della corteccia per promuovere la biodiversità forestale e il recupero in un contesto di cambiamento climatico". https://www.wsl.ch/en/projects/barkshield/).
Un’altra esperienza nata nel territorio veneto è stata quella della valutazione della quantità d’acqua presente nei terreni attraverso l’utilizzo di sonde che misurano i neutroni generati dai raggi cosmici, che vengono riflessi dal terreno in misura proporzionale alla sua umidità. La loro misurazione è stata possibile applicando una tecnologia sviluppata da FinApp, start up innovativa nata nel Dipartimento di Fisica Nucleare dell’Università di Padova. https://www.finapptech.com/
Lo studio consegue alla necessità di valutare i livelli di rischio di incendio nelle aree forestali. Si è così potuto sperimentare come tali sonde di rilevamento siano in grado di misurare l'umidità del terreno su aree ampie e in profondità nel suolo, migliorando così l’accuratezza delle previsioni, soprattutto nella stagione invernale, quando i rischi di incendio sono generalmente sottostimati. https://alpineresilience.org/stories/fire-danger-evaluation-cosmic-probes
Installazione sonda
Molti altri esempi di studi effettuati nei living labs forestali sono consultabili all’indirizzo web https://alpineresilience.org/forest-living-labs e nel sito del progetto.
Diverse sono state le aree di studio nel territorio veneto, comprendendo due forest living labs nell’Agordino e in Comune di Rocca Pietore, un’area dedicata a martelloscopio nel Nevegal, e quattro siti di studio a Taibon Agordino, Caracoi (Comune di Rocca Pietore), sul Col di Lana e a Franza (Comune di Livinallongo del Col di Lana).
Durante la conferenza di chiusura del progetto, tenutasi a Grenoble, in Francia, il 16 aprile 2026, sono stati illustrati i principali output progettuali:
-la creazione di un atlante WebGIS sui cambiamenti climatici nelle Alpi, un sito web con una piattaforma interattiva dove consultare i dati e i risultati del progetto, accessibile al pubblico all’indirizzo https://alpineresilience.org/about;
- una Piattaforma di modelli calibrati per i rischi naturali per l'analisi degli impatti composti del cambiamento climatico sulle foreste di protezione dell’area alpina. I database utilizzati per la calibrazione dei modelli, così come i link diretti ai modelli applicati, sono accessibili tramite le schede “Dati” e “Modelli”, sempre all’indirizzo https://alpineresilience.org/about. Ulteriori informazioni tecniche sono disponibili all’indirizzo: https://www.ecorisq.org/.
- un Catalogo di schede informative illustrate a supporto della gestione forestale integrata e adattiva delle foreste alpine con funzioni di protezione nei piani d'azione per il clima, dove sono indicate le buone pratiche emerse dai casi studio e dall’osservazione dei laboratori forestali sviluppati dal progetto. Il catalogo, disponibile in 5 lingue, è consultabile al seguente indirizzo: https://alpineresilience.org/catalogue
Tutto questo è stato possibile grazie al Programma Interreg Alpine Space, volto a creare sinergie, scambi di conoscenze e connessioni tra gli attori dei territori a livello transnazionale, per il supporto alle decisioni, l’individuazione di strategie e la definizione di politiche, a beneficio di tutti.

Presentazione Arpav